In generale non vi sono sostanziali differenze
tra le diverse tradizioni buddhiste per quello che riguarda
il comportamento etico e la presentazione del mondo psicofisico
mentre ve ne sono di sottili sull’interpretazione
della natura fondamentale della realtà.
Altre differenze sostanziali si trovano nelle metodologie
da utilizzare durante la pratica spirituale. E’
proprio questo aspetto che caratterizza le differenti
tradizioni come essere figlie del loro tempo e del loro
momento storico-culturale. Sotto questo punto di vista
esse si sono armonizzate con il contesto nel quale si
sono sviluppate.
Ognuna di esse contiene elementi di straordinario supporto
per la pratica dei loro rispettivi discepoli ed è
quindi di grande beneficio.
Ma ogni sentiero spirituale, per quanto valido sia, corre
sempre il rischio di essere condizionato dai limiti dei
suoi stessi adepti cadendo vittima di piccoli bisogni
di potere e aprendo così la porta a tendenze fondamentaliste
che lo rendono ben presto angusto e rinchiuso in sé
stesso.
Questo processo evidenzia la mancanza di libertà
dal condizionamento e dalla paura e l’incapacità
ad essere aperti e capaci di utilizzare modalità
e strategie nuove con coraggio e con sensibilità.
Così anziché lavorare per aprire mente e
cuore ci avvitiamo intorno ai nostri stessi condizionamenti
e rifiutiamo, con paura, ogni altra proposta e ogni altro
strumento alternativo anche nel caso possa rivelarsi di
aiuto. Si arrivano perfino a rigettare quei mezzi, pur
validi, provenienti dalla propria cultura.
Una osservazione olistica della vita di tale profondità
come quella trasmessa dal Buddha, include invece elementi
essenziali come un’accettazione priva di condizioni
e un’apertura totale di mente e cuore che sono in
netto contrasto con una visione chiusa e settaria.
Sono questi gli aspetti che hanno sostenuto il buddhismo
nel momento dell’integrazione con le varie culture
e civiltà. E quelle culture hanno portato molto
della loro specificità, senza però mai inquinare
la sostanza di quella filosofia. Di volta in volta sono
stati arricchiti i rituali o resi più scarni, proprio
perché le popolazioni che venivano in contatto
con il buddhismo avevano la necessità di utilizzare
un metodo piuttosto che un altro.
Ora il buddhismo è arrivato a contatto con quel
particolare modello di società che si è
inizialmente sviluppato in occidente e che sta diventando
il riferimento per tutto il mondo. Dobbiamo altresì
tenere conto come solamente negli ultimi decenni, nel
contesto della cultura occidentale, lo studio e l’analisi
del Dharma abbiano raggiunto un buon livello di diffusione,
comprensione ed interpretazione e come gli occidentali
si siano finalmente liberati, almeno in parte, di una
lunga sequela di idee preconcette e strampalate su di
esso.
Ma anche ora, come nei 2500 anni precedenti, l'insegnamento
del Buddha è chiamato ad integrarsi, in modo naturale
e fluido, alle esigenze di uomini che vivono in una società
in continua e rapida trasformazione e la cui tendenza
inarrestabile è indirizzata verso il costituirsi
di una cultura globalizzata tendente all’appiattimento.
Questa globalizzazione, per la prima volta nella storia,
interessa tutte le popolazioni sulla faccia della terra
e in maniera violenta include e inghiottisce le culture
più differenti portandosi dietro una drammatica
standardizzazione del pensiero e delle idee e generando
un modello univoco ed esclusivo: una enorme parabola satellitare
che spunta sui tetti degli igloo al polo nord come su
quelli delle capanne nella foresta tropicale predicando
il consumismo più grossolano. Un modello che promuove
la ricerca della soddisfazione esclusivamente attraverso
l'accumulo di beni materiali e si dimentica completamente
dei bisogni spirituali degli individui.
La nostra società rappresenta un perfetto esempio
di quello che Buddha definiva reame del desiderio. Mai
come ora il momento storico definisce in maniera precisa
un mondo in cui gli impulsi che muovono gli esseri derivano
dal bisogno esasperato di soddisfare ogni sorta di desiderio
materiale. Le sollecitazioni sono continue e tantissime
e vengono proposte a getto continuo, per cui viene stimolato
un bisogno di soddisfazione che non avrà mai appagamento.
Ciò crea una spaventosa dipendenza da necessità
effimere che, pur essendo completamente illusorie, appaiono
molto concrete e che sono ritenute indispensabili per
l’ottenimento della felicità.
Così la società globalizzata soffre di una
spaventosa crisi di identità e finisce per cercare
la sua ragione di esistere in elementi inadatti a rispondere
ai bisogni profondi degli individui.
Allora credo che, in questo panorama, diventi necessaria
una riflessione: come accogliere e integrare l'insegnamento
del Buddha in una società di questo tipo e fare
in modo che possa diventare efficace e produttiva accordandosi
ai bisogni profondi ed al benessere di individui, ognuno
con specifiche esigenze ? In breve, come poter soddisfare
il desiderio di felicità degli esseri del mondo
attuale ? E’ sufficiente prendere così come
sono, a scatola chiusa, le tradizioni orientali con tutte
le loro caratteristiche e semplicemente imitarne i comportamenti?
Possiamo tentare di individuare alcuni elementi di riflessione
su cui tenere conto per ipotizzare una integrazione indolore
in una cultura di questo tipo così differente da
quella in cui buddhismo si è originato.
Vi sono due aspetti della società contemporanea
che si evidenziano a prima vista: il primo è la
familiarità con il materialismo scientifico, per
cui ogni tesi, per essere accettata, deve essere verificata
e provata.
Questo approccio molto pragmatico è certamente
caratteristico anche dell'insegnamento buddhista che,
per definizione, accetta le conclusioni solo dopo che
queste siano passate attraverso un’analisi corretta
ed abbiano soddisfatto tutti i requisiti necessari. Quindi,
da questo punto di vista, vi è una naturale prossimità
tra i due mondi ed una ampia possibilità di dialogo.
Il secondo si riferisce a quel bisogno di "spiritualità"
che si sta facendo strada nel mondo moderno e che, per
essere definita in tutti i suoi aspetti, avrebbe bisogno
di molte pagine. La pratica spirituale buddhista, nelle
sue forme più “religiose”, contiene
molti elementi di valido sostegno i cui effetti si rivelano
nel generare una energia ispiratrice e di sostegno che
sorge da un approccio delicatamente sacrale e non dogmatico.
In altre forme essa può diventare condita di religiosità
ed esoterismo un poco ingenuo, forse a causa del bisogno,
di natura più psicologica, di trovare un rifugio
protettivo alla perdita di identità e alla paura
dell’abbandono e della solitudine. Ma ognuna di
queste forme può essere sostenuta e coltivata,
dalle varie tradizioni buddhiste, a patto che si accompagni
con un atteggiamento esente da giudizio, il quale tenga
conto esclusivamente delle esigenze e dei differenti livelli
di crescita interiore degli individui.
Tenendo conto dei due aspetti sopra citati e proseguendo
nel tentativo di stimolare una riflessione sull’integrazione
tra i due sistemi di pensiero, è fondamentale sottolineare
che qui non si tratta di elaborare una nuova tradizione
o dare vita a una nuova scuola di pensiero buddhista moderno.
Non si tratta nemmeno di rimettere in discussione gli
insegnamenti del Buddha o anche solo i metodi attraverso
i quali le differenti tradizioni li hanno tramandati.
L’insegnamento era ed è assolutamente attuale
e quei metodi erano perfettamente utili in quel particolare
contesto, come lo sono ora per particolari tipi di discepoli.
Abbiamo però, già molte altre volte, constatato
come cercare di diventare delle pallide imitazioni di
personaggi provenienti da altre culture sia una ben triste
e improduttiva strategia.
Quindi possiamo tentare di introdurre qualche osservazione
su quelli che potrebbero essere gli elementi fondamentali
per un buddhismo moderno. Per mio conto credo che un punto
indispensabile sia quello di partire dallo sviluppo della
nostra capacità di ascoltare ed in particolare
di ascoltare i bisogni degli esseri, tanto differenti
tra di loro e caratterizzati da specificità e unicità.
Questo significa saper accettare ed integrare, appunto
rispetto ai bisogni effettivi, ogni aspetto dell’insegnamento
buddhista che possa rivelarsi utile, da quelli più
razionalistici a quelli più tradizionali, ritualistici
o esoterici, perché vogliamo essere attenti, non
al dover stabilire una supremazia di un metodo su di un
altro, ma molto più semplicemente ai bisogni delle
singole persone.
Insieme a questa abilità di sviluppare tale capacità
di ascolto che è saggezza, perché di saggezza
si tratta, è necessario sviluppare l’abilità
di saper scegliere nell'enorme contenitore degli insegnamenti
del Buddha e dei metodi proposti per la pratica, quelli
più adatti ad ogni momento ed esigenza particolare.
Naturalmente ciò richiede una notevole e seria
conoscenza della materia, acquisita attraverso lo studio
approfondito e l’applicazione meditativa, perchè
è assolutamente necessario che questa scelta sia
fatta in modo saggio ed oculato.
E’ necessario quindi, ora come in passato, un lavoro
assiduo, sia in meditazione che nella vita quotidiana,
al fine di sviluppare la consapevolezza, la presenza mentale
e la capacità di saper ascoltare noi stessi e gli
altri. Durante questo percorso, uno degli aspetti più
difficili da affrontare è quello di saper riconoscere
e risolvere l’attitudine, subdola e ingannatrice,
che ci fa credere di essere altruisti mentre stiamo operando
per includere anche questa esperienza nel nostro piccolo
mondo limitato.
Si costruisce un nuovo film e la scena finale ci vede
pienamente soddisfatti nel ruolo di eroici salvatori e
tutti i sofferenti intorno a noi sono miracolosamente
liberi e felici. Un film da rendere reale attraverso il
nostro splendido “altruismo”. Ma ben presto
questa si rivela semplicemente una nuova strategia auto-condizionante
e generatrice di infelicità, sia perché
è totalmente irrealistica, sia perché non
si tratta altro che di un nuovo gioco della mente a cui
afferrarsi. Ogni attaccamento porta con sè aspettativa
e delusione.
Il fine sano è invece quello di imparare a saper
stare in silenzio ed interrompere quel tipo di attenzione
esclusivamente concentrata su noi stessi, per aprire il
canale di un ascolto consapevole e liberatorio, capace
di includere ogni aspetto delle nostre strategie mentali.
In questo modo nell’interazione con noi stessi attiveremo
l’abilità di ascoltarci accettando il bello
e il cattivo come parti indispensabili del processo di
esperienza diventando esperti ad esercitare un’osservazione
distaccata e priva di giudizio.
Nell’interazione con gli altri diventeremo abili
ad attivare il pensiero: "Sono qui di fronte a te
e ti ascolto. Puoi dirmi di cosa hai bisogno, perchè
ti ascolto. Puoi essere certo che comprenderò o
cercherò di comprendere, con tutto me stesso, il
significato di ogni tua parola, perché ti sto ascoltando.
Niente di ciò che mi dirai andrà perduto,
perché puoi essere certo che ti sto ascoltando".
Questo tipo di attenzione, in cui l'altro diventa più
importante di noi stessi, si rivela elemento fondamentale
di saggezza liberatoria ed elemento fondamentale di sostegno
per una mente che desidera ottenere l'illuminazione liberandosi
da ogni condizionamento per il beneficio proprio e degli
altri.
Nello stesso tempo, se disponiamo di una valida conoscenza
e siamo in grado di utilizzare gli strumenti che ci mettono
a disposizione gli insegnamenti del Buddha, sappiamo scegliere
quali di questi sono più adatti in ogni circostanza.
Quindi sappiamo scegliere quando sarà il momento
di lavorare sulla nuda attenzione, sulla presenza mentale,
sulla consapevolezza, oppure quando sarà il momento
di analizzare gli aspetti fondamentali dell'esistenza
oppure quando sarà il momento di sostenere la nostra
pratica e la nostra energia interiore tramite le pratiche
di visualizzazione oppure quando sarà il momento
di lasciarci alle spalle le difese e fluire con i rituali
più elaborati.
Se ricordiamo alcuni degli insegnamenti essenziali del
Buddha, troviamo le proposte ora presentate:
- Ogni insegnamento di Dharma tiene conto delle differenze
e delle esigenze specifiche degli individui
- E’ necessario mantenere una mente aperta e
disposta all’analisi ed alla verifica. E’
molto importante un’attitudine di indagine ed
analisi verso ogni aspetto dell’insegnamento.
E’ consigliato accettare la tesi solamente dopo
che la nostra analisi ha portato ad una conclusione
che riteniamo di poter accettare. Questo atteggiamento
fa in modo che i principi così analizzati ed
accettati diventino parte integrante della nostra
stessa esperienza.
In breve credo che per il buddhismo del tempo attuale
sia necessario elaborare una strategia che ponga al
centro la persona partendo dai bisogni specifici di
ognuno e andando oltre ogni settarismo e polemica. Dal
punto di vista del sentiero spirituale viene posto il
maestro al centro come guida indispensabile e base di
ispirazione e di sostegno, ma il discepolo è
al centro come colui verso il quale devono essere diretti
gli sforzi e le attenzioni nel tentativo di aiutarlo
a soddisfare i bisogni più sensibili e la crescita
delicata.
Il vero maestro non chiede che siano soddisfatti i suoi
bisogni materiali, bensì chiede in dono il progredire
del percorso interiore dei discepoli.
Mi auspico che arrivi presto il momento in cui sapremo
liberarci di quella rigidità di impostazione
e di pensiero che si intuisce ancora nei praticanti
occidentali di ogni tradizione e, abbandonate le resistenze,
lasceremo crescere in noi quella naturalezza nel comportamento
e nella meditazione che lascia trasparire colui che
ci si sente a suo agio con il lavoro interiore.
Questo avverrà quando la pratica diventerà
parte integrante della nostra stessa vita e della nostra
cultura e quando riusciremo a superare l'atteggiamento
pauroso di acritica passività nei confronti delle
metodologie da utilizzare a seconda delle esigenze.
Sarà il momento in cui lasceremo scendere in
noi l'insegnamento del Buddha, il momento in cui diventeremo
una sola cosa con esso, liberi da sovrastrutture.
Non ci sarà più spazio per nervosi dibattiti
sui metodi da utilizzare o sulla scelta di un insegnamento
piuttosto che di un altro, semplicemente perché
non ce ne sarà più bisogno. L'insegnamento
del Buddha sarà integrato in noi stessi e nella
nostra esperienza, parte stessa della nostra vita e
della nostra cultura.
Il Dharma del Buddha è fondamentalmente essenziale
e semplice. Va a toccare l'essenza, la libertà
da ogni condizionamento. Tutto ciò che è
in più, forse, può essere utile durante
il percorso, ma alla fine va lasciato andare, come tutto.
Nanni Deambrogio
|