Il convegno è rivolto a tutti i professionisti della relazione d'aiuto nonchè a coloro che intendono integrare quanto elaborato nella loro ricerca individuale.
L’obiettivo di questo convegno sarà esplorare il contributo che la visione buddhista del vuoto (in sanscrito sunyata) può dare alla relazione d’aiuto.
Secondo il buddhismo per vuoto si intende la mancanza di un Io che abbia caratteristiche di auto esistenza. L’esperienza del vuoto inizia con la percezione dell’impermanenza dei fenomeni e del sé, e prosegue con la comprensione che non esiste una struttura psichica permanente e indipendente (ipotesi peraltro empiricamente confermata da recenti ricerche nell’ambito delle neuroscienze).
Poiché il concetto di Io è centrale nei diversi paradigmi psicologici occidentali, nel convegno esploreremo la compatibilità tra queste due visioni apparentemente contraddittorie, provando a rispondere a queste domande:
Che cosa è il vuoto?
Una dimensione di frammentazione patologica o l’esperienza di uno spazio che dà la possibilità di interrompere la coazione al pensare?
L’ipotesi è che questa potenzialità della mente, sviluppata con un addestramento adeguato, apra nuovi spazi nella formazione degli operatori della relazione d’aiuto e arricchisca la relazione stessa, favorendo l’emergere della dimensione transpersonale e supportando il processo di sviluppo creativo del cliente, così che questi possa accedere alle proprie risorse psichiche latenti.