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Milano,  28  giugno 2012

Abbiamo incontrato  Ven. Sangye Khadro a Milano, alla fine degli insegnamenti di SS il Dalai Lama. Avevamo vissuto intensamente questi due giorni e vivevamo ora – noi almeno – la tristezza e malinconia della fine di una esperienza troppo desiderata e troppo breve.

Mentre la folla se ne andava via diradando, avviandosi ai convogli della metropolitana che l’avrebbero riportata alla vita di tutti i giorni, Sangye Khadro ha accettato, davanti a una tazza di the, di parlare un poco della sua vita e della sua esperienza di monaca buddista, in particolare quale una delle prime donne occidentali ad essere ordinata.

Il confronto ci viene spontaneo con l’altro importante esempio, icona di riferimento ed esempio per molte praticanti buddiste occidentali, Jetsunma Tenzin Palmo,  conosciuta in Italia per il libro “La grotta nella neve” (Vicki Mackenzie,  Baldini & Castoldi,  Milano, 2000) nel quale descrive la sua esperienza di ritiro  di dodici anni in una grotta sui monti dell’Himalaya.

Gli aspetti che le accumunano sembrano, a prima vista, molti: entrambi di nascita e cultura anglosassone,  Tenzin Palmo nata a Londra nel 1943, Sangye Kadro in California nel 1952, sono  state ordinate monache in giovane età,  la prima a 21 anni (nel 1964), la seconda a 22 (nel 1974); entrambe hanno iniziato presto, su invito dei loro maestri, a dare insegnamenti di dharma, viaggiando in molti paesi, tra i quali, in particolare, l’Australia e Singapore, dove Sangye Kadro ha  vissuto per 11 anni;  entrambe, di fronte alle difficoltà del monachesimo femminile, non solo in occidente dove le monache buddiste rappresentano una minoranza ridotta e ‘pionieristica’, ma negli stessi paesi di più antica tradizione buddista, hanno cercato di venirgli in aiuto con la fondazione di un monastero dedicato: Sangye Kadro ha fondato nel 1982, in Francia, con altre monache buddiste occidentali il monastero Dorje Pamo, la prima comunità di monache buddiste occidentali, che purtroppo si è dissolto dopo qualche anno, Tenzin Palmo ha fondato nel nord dell’India vicino a Dharamsala la Dongyu Gatsal Ling Nunnery dove giovani donne provenienti dal Tibet e dalle regioni himalayane in India, Nepal e  Bhutan ricevono i più alti insegnamenti della filosofia e pratica buddiste tradizionalmente riservati ai soli monaci più eruditi.  Infine, per entrambi Pomaia,  con l’Istituto Lama Tsong Khapa, è stata una tappa importante nel loro percorso –  di fatto Sangye Khadro vi vive attualmente, da alcuni anni,  frequentando i corsi del Masters Program.

Sangye Khadro ricorda peraltro che la sua esperienza di giovane americana ordinata monaca a Kopan è stata probabilmente più “facile”, rispetto a quella di Tenzin Palmo, essendosi trovata in un monastero  in cui  vi era un gruppo nutrito di occidentali e avendo avuto la fortuna di incontrare grandi maestri, quali Lama Thubten Yeshe e Lama Zopa Rinpoche,  ai quali il mondo e la cultura occidentali non erano più estranei.

Inoltre, con la penetrazione ed evoluzione del buddismo in occidente, nei dieci anni trascorsi, anche le giovani monache occidentali non erano più così rare e le loro istanze di cultura e parità venivano più facilmente accolte anche dal monachesimo maschile più tradizionale.

Momenti di particolare attenzione negli insegnamenti di Sangye Khadro sono le emozioni negative  – come riconoscerle, affrontarle e superarle, trasformandole in momenti ed occasioni di crescita spirituale – , e le riflessioni sulla morte – preparazione alla propria morte e aiuto ai morenti -, quindi cerchiamo di approfondire un poco i motivi  di tali scelte.

Anche se a prima vista ci possono sembrare problematiche tipiche del mondo occidentale – in particolare è un nostro luogo comune pensare che gli orientali siano più preparati di noi ad accettare la morte  e a viverla come un momento della vita – Sangye Khadro ci ricorda  come di fatto si tratti di emozioni e di paure universali e come, durante la sua esperienza come maestro residente nel Centro Amitabha di Singapore, si sia trovata più volte  al capezzale di buddisti cinesi  non meno spaventati e non più preparati ad affrontare la  morte del prototipo dell’occidentale dedito solo al raggiungimento del successo mondano o negli affari.

E trattandosi di emozioni e di paure con radici profonde nella natura umana,  per poter essere di qualche modo di aiuto al nostro prossimo, dobbiamo noi per primi averle affrontate e superate, non solo apparentemente rimosse, altrimenti  l’incontro  le farà riemergere con tutta la loro potenza distruttiva. Inoltre, proprio perché, in fondo, la paura della morte riassume e condensa tutte le paure della vita, e condiziona tanta  parte delle nostre azioni,  è consigliabile, secondo Sangye Khadro,  arrivare ad affrontarla dopo aver sgomberato un poco il campo da tutte le altre emozioni  negative – odio, desiderio, collera, gelosia, tristezza, depressione,  sensi di colpa, ecc.

Facendo tesoro di questa riflessione, proponiamo a Sangye Khadro  di  ampliare il numero degli incontri  previsti presso il nostro Centro, in modo da poter  seguire il percorso ideale da lei tracciato. Fiduciose nella sua accettazione dell’invito, ci lasciamo  in attesa, per ora, dell’appuntamento del prossimo novembre,  nel quale  verranno affrontate le “Emozioni distruttive”.

 

Rita Gastaldi